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RADICI

Dal 3 luglio al 7 agosto 2015 torna Radici “L’altra faccia dell’immigrazione”, per sei venerdì, a mezzanotte su RAI3.

Clicca qui per vedere i documentari delle precedenti edizioni.

E’ tutta al femminile la seconda edizione di Radici. Quattro immigrate che vivono nel nostro Paese, guidano Davide Demichelis alla scoperta delle loro terre natali, dei loro familiari ed amici che non sono emigrati, delle loro tradizioni. Il filo conduttore di ognuna della quattro puntate è un viaggio. Le immigrate (di prima o seconda generazione) ci portano in Ecuador, Senegal, Cina e Burkina Faso. Il percorso che ci conduce alla scoperta delle radici dei migranti, offre anche lo spunto per mostrare come vivono nel nostro Paese, chi frequentano, quali attività svolgono, come si sono ambientate. Davide Demichelis, oltre a stimolare queste guide un po’ particolari con domande e richieste di spiegazioni, vive anche le varie situazioni del viaggio, avventurandosi in esperienze che aiutano a comprendere le caratteristiche peculiari di ogni territorio, le particolarità di ogni cultura e le differenze dalla nostra. Le immigrate, parlando italiano comunicano direttamente al pubblico l’emozione di ritrovarsi immerse nelle loro origini, ma descrivono anche in prima persona le difficoltà che le hanno spinte a lasciare il loro Paese per venire in Italia. Lo sguardo attento e critico di queste persone ci offre un punto di vista originale, una prospettiva nuova nella scoperta di queste terre lontane e soprattutto delle origini di molti nostri concittadini. Da questi Paesi infatti, proviene poco meno di un decimo della popolazione italiana.

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1) Ecuador: Viviana Barres
Vive a Genova, nella comunità di ecuadoriani più numerosa d’Europa, solo nel capoluogo sono 30 mila. Viviana, 40 anni, è emigrata in Italia vent’anni fa. Era venuta per partecipare al matrimonio di sua sorella e non è più tornata in patria. In Ecuador sognava di recitare nelle telenovelas, aveva un lavoro come cassiera e una promessa di assunzione in banca. Oggi fa l’agente assicurativa. Da quindici anni non tornava nel suo Paese

2)Burkina Faso: Fanta Tiemtorè
Suo nonno era re, suo padre però ha rinunciato al trono che ora è occupato da un’altra famiglia. Fanta, 36 anni, vive e lavora a Lecco, in un centro per anziani. Quando torna in Burkina però gode ancora dei privilegi reali, ad esempio può andare a cavallo, pratica vietata alle donne nel suo Paese. Suona le percussioni e organizza spesso serate musicali ed altri eventi per far conoscere la sua cultura in Italia.

3)Senegal: Coumbaly Diaw
Ha 42 anni, tredici dei quali li ha trascorsi a Parma, dove faceva l’infermiera e la mediatrice culturale. Nel 2008 è tornata in Senegal con due dei suoi tre figli, mentre il marito continua a vivere e lavorare a Parma. Coumbaly in Africa vuole dare il suo contributo allo sviluppo: lavora in un progetto di cooperazione italo-senegalese, dove sta mettendo a frutto le esperienze e le conoscenze acquisite in Italia.

4)Cina: Malia Zheng
Malia è un’immigrata di seconda generazione: è nata 25 anni fa a Prato. La sua famiglia è originaria della provincia di Zhejiang, da cui proviene la gran parte dei cinesi immigrati in Italia, e vive a pochi chilometri da Firenze, a Campi Bisenzio: il primo Comune d’Italia con un’assessore delegata esclusivamente ai rapporti con la comunità cinese. Malia è una cittadina italiana che ama raccontare le sue radici orientali, espresse in piacevole accento toscano, anzi: fiorentino. E’ laureata in Scienze Politiche, collabora con alcuni blog e vuole fare la giornalista.

I protagonisti della prima edizione di Radici

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1) Bolivia: Rosita Carmina Ruiz, 31 anni. Vive a Bergamo, studente
Rosa si mantiene facendo le pulizie a casa di una famiglia, studia Commercio Estero all’Università di Economia di Bergamo, ha un bimbo di un anno: Tiago. A Bergamo vive la comunità più numerosa di boliviani d’Italia. Sono circa quindicimila, oltre il 10 per cento della popolazione cittadina. Rosa ha un carattere forte e discreto (come, gran parte dei boliviani), ha deciso di emigrare qualche anno fa un po’ per curiosità e un po’ perché aveva problemi di lavoro. Qui ha dovuto imparare a ricominciare da capo. In Bolivia aveva un posto di rilievo: era segretaria del Governatore della regione di Cochabamba, una delle più importanti del Paese. Rosa ci guida in Bolivia in compagnia della sua mamma (immigrata anche lei a Bergamo, portata dalla stessa Rosa). La seguiamo nella sua città, Guayaramerin, nella pianura amazzonica, per poi spostarci verso le Ande, a Cochabamba, dove la comunità boliviana di Bergamo appoggia un progetto in favore dei bambini portatori di handicap psichico.Rosa ci conduce al mercato dove si vendono liberamente le foglie di coca e nella scuola dove ha studiato quando era piccola, nelle falegnamerie dove si taglia il legname della foresta e in un antico villaggio di cercatori d’oro. Soprattutto però, ci porta a conoscere la sua famiglia e la sua gente.

2)Senegal: Magatte Dieng, 28 anni. Vive a Torino, musicista
E’ un griot, un cantastorie. Fin dall’antichità chi appartiene al suo gruppo ha il compito di tramandare le storie di padre in figlio: per questo In Africa si dice che quando muore un vecchio è come se bruciasse una biblioteca. Vive a Torino è sposato da due anni con una ragazza italiana. Suona le percussioni, balla, canta, tiene corsi di musica. Ama molto il nostro Paese. Non sa se si fermerà a vivere qui o se un giorno tornerà in Senegal, dove ha un bimbo di 9 anni. E’ musulmano bayefall, una corrente nata nel ‘900 in Senegal che ha un rapporto con l’islam diverso, più libero di quello dei musulmani tradizionali.Dal 28 dicembre in Senegal si tiene un festival molto importante, il “Fespop”, a cui partecipano artisti e cantastorie da vari Paesi africani, qualcuno anche dall’Europa. E’ una settimana di canti, danze e feste a cui Magatte partecipa sempre, con la Troupe Comunale di Louga. Ogni anno porta anche dei turisti al Fesfop, per far conoscere la cultura senegalese e la forte influenza che hanno la musica e la danza nella vita dei senegalesi, e anche per pagarsi il viaggio.La sua caratteristica è di non portare i turisti in albergo, ma farli ospitare dalle famiglie locali, a partire dalla sua, nella città di Louba, dove si svolge la festa. Ha scelto di fare in questo modo per sostenere un turismo solidale. Partiamo da Louba dunque, per poi avventurarci alla scoperta del Senegal, dell’Africa vera.

3)Bosnia: Nela Lucic, 35 anni. Vive a Roma, attrice
Nela è una bella donna, vivace, simpatica e volitiva. E’ nata e vissuta fino all’adolescenza a Bugojno, un paese a metà strada fra Sarajevo e Mostar. E’ emigrata in Italia nel 1993, poco prima che scoppiassero i combattimenti. Ha vissuto gli anni del conflitto a Gorizia, lontano da una guerra che però ha comunque vissuto sulla sua pelle. Parenti, amici e suo fratello erano là, sotto le bombe. Arrivata in Italia, Nela ha studiato lingue e letteratura straniera alla Sapienza di Roma. Ha svolto varie piccole parti in film tv e pellicole cinematografiche, fino a quando si è presentata la grande occasione: nel 2005 ha ottenuto un ruolo importante in un film di Tinto Brass (Monamour). Da allora, lavorare è diventato più facile, ma ha ancora molte difficoltà a mantenersi con la settima arte. Nela è cristiana, ma non se ne cura più di tanto, in questo si sente rappresentativa della gran parte dei suoi connazionali. Anche se ha lasciato il suo Paese tanti anni fa, è ancora molto legata alla Bosnia, alla sua terra e cultura, alla lingua come alla musica, ma soprattutto all’atteggiamento caldo e ospitale, caratteristico dei suoi connazionali.

4) Marocco: Mohamed El Atrabi, 48 anni. Vive a Bologna, sindacalista
Mohamed vive in Italia da 25 anni ormai. E’ originario di Rabat. Ha lavorato per vent’anni in fabbrica dove, fin dai primi tempi, si è impegnato attivamente nel sindacato. Poi l’azienda è entrata in crisi, proprio mentre dalla CGIL gli arrivava la proposta di impegnarsi nel sindacato a tempo pieno. Oggi si occupa dei lavoratori edili, italiani e stranieri. Passa le giornate a stretto contatto con gli operai, andando in giro a visitare i cantieri per verificare le condizioni di lavoro, parlando con loro agli sportelli del sindacato oppure andandoli a trovare direttamente a casa. Mohamed ha grande passione per il Marocco, dove torna regolarmente. Ma non sa se tornerà a vivere in Africa, magari insieme alla sua compagna italiana, con cui convive da anni. Guidati da lui visitiamo i cantieri dove si lavora in Marocco, valutando analogie e differenze con le condizioni di lavoro nel nostro Paese. Andiamo anche alla scoperta della sua città, Rabat, della sua famiglia, dei suoi amici e dei Visualizza paginacompagni con cui ha trascorso l’infanzia. Mohamed ci mostra anche alcuni dei luoghi più conosciuti del suo Paese: lo stretto di Gibilterra e la vicina enclave spagnola in cui molti marocchini si avventurano per espatriare clandestinamente, Casablanca, Fes e Meknes. Alcune fra le tante perle che danno lustro alla sua terra, stretta fra l’Oceano e l’Atlante.

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